Russell: "Finora sono stato molto sfortunato, ma Silverstone ricorda che non ci si deve arrendere mai"

Il Gran Premio di Gran Bretagna si è rivelato una vera e propria montagna russa per George Russell: una gara mutaforma, capace di far vivere al numero 63 della Mercedes tre fasi ben distinte.
Inizialmente impelagato nella lotta per il terzo gradino del podio con Max Verstappen e Lewis Hamilton, l’inglese ha dovuto fare i conti con un ritmo e una confidenza inferiori rispetto al compagno di squadra, Andrea Kimi Antonelli, in quel momento in piena lizza per la vittoria. Come se non bastasse, poi, l’alfiere della Stella è stato costretto a rientrare ai box a causa di una foratura; un imprevisto che sembrava poterlo condannare inesorabilmente a una pesante perdita di punti in ottica iridata.
Ma il Motorsport, si sa, vive di imprevedibilità. Proprio quando le cose sembravano volgere al peggio, quasi come se la gara stesse seguendo un copione scritto per il grande schermo, sono arrivati due clamorosi colpi di scena a ribaltare completamente l’inerzia della sua corsa.
Dapprima, la sfortunata rottura del wheel shield per Antonelli ha permesso a George di recuperare, d’incanto, punti preziosi in classifica. Poi, in regime di Safety Car, la freddezza strategica del suo muretto gli ha consentito di scavalcare la Ferrari del suo connazionale, concludendo in seconda posizione sotto la bandiera a scacchi.
Un vero e proprio kolossal sportivo che ha mescolato buona e cattiva sorte, ma che al termine dei giochi ha regalato al britannico un bottino finale probabilmente superiore a quello che avrebbe ottenuto con una gara più "lineare".
A confermarlo è stato lo stesso Russell ai microfoni del podcast Nu Silver Arrows:
"Quest’anno abbiamo avuto la nostra buona dose di sfortuna, e quando è arrivata quella foratura lenta stavo proprio sorpassando Max per la terza posizione. A quel punto ho pensato: «ci risiamo». Se qualcuno mi avesse detto, mentre uscivo dai box in settima posizione dietro a Hadjar, che quattordici giri dopo avremmo chiuso al secondo posto, gli avrei risposto che era assolutamente impossibile, a meno che non si fosse messo a piovere a dirotto. Ma lo sport è questo: devi solo continuare a spingere e non arrenderti mai".