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Editoriali

Poetica

By Nicholas Gataleta15 marzo 2026
Poetica

"Hockenheim, 2014. Non potevo entrare nel paddock perché ero ancora troppo piccolo. Mio padre, che in quel fine settimana correva in Porsche Supercup, decise di nascondermi in una pila di pneumatici e di farmi passare su un carrello. Abbiamo messo un ombrello sopra, per rendermi ancora più difficile da individuare. È così che sono entrato per la prima volta nel paddock della Formula 1 ".

Tra l’odore della gomma, il rumore dei motori e un ombrello, la storia di Andrea Kimi Antonelli è iniziata così: con gli occhi di un bambino che guarda quel mondo da troppo vicino per smettere di credere.

Per smettere di sognare.

Da allora allenamenti, categorie minori, aspettative, dubbi.

E un Paese intero che nel frattempo ha atteso, immaginando chi sarebbe stato il prossimo a riportare il tricolore sul gradino più alto, quasi vent’anni dopo quel lontano 2006, quando a Sepang vinse Giancarlo Fisichella.

Da allora, il Canto degli Italiani non era più tornato a risuonare per primo su un podio di Formula 1.

Fino alla bandiera a scacchi di oggi, quando un pilota italiano è tornato a vincere un Gran Premio di Formula 1.

Una vittoria che sa di riscatto, dedizione, coraggio.

Di rivalsa.

Per chi ti considerava troppo acerbo, troppo giovane o semplicemente non pronto.

Ma soprattutto, per quelle lacrime dopo le difficili qualifiche dello scorso anno a Spa-Francorchamps, che hanno toccato l’animo di tutti noi.

Oggi ti sei ripreso tutto con gli interessi.
Perché a volte il Motorsport sa essere incredibilmente… poetico.

Proprio come le note di Cesare Cremonini:

"Anche quando poi saremo stanchi, troveremo il modo".

Ed è forse proprio questo il senso delle storie più belle.

Cadere. Resistere. Perseguire un sogno.

E trovare sempre, comunque, un modo.

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