Piero Ferrari: "Alla Scuderia servono i fatti, non le chiacchiere"

Con le battute finali di questa stagione all’orizzonte e la disputa per il titolo oramai vicina al suo capolinea, la Ferrari si trova nuovamente a dover fare i conti con un bilancio sportivo e tecnico che fatica a coincidere con le ambizioni iridate di inizio ciclo regolamentare.
Nonostante la seconda piazza occupata virtualmente nella Classifica Costruttori a discapito di una McLaren in affanno e di una Red Bull trascinata a fatica dagli sprazzi di genio del suo Max Verstappen, il divario di 134 lunghezze accumulato nei confronti della straripante Mercedes fa da testimone all’ennesima rincorsa al vertice rimasta incompiuta, le cui ceneri altro non faranno che andare a sommarsi a quelle risultanti dalle medesime dinamiche ripetutesi negli ultimi anni.
A rompere la coltre di silenzio calata sulla realtà della Rossa con lo sgretolarsi delle aspettative mondiali, però, ci ha pensato Piero Ferrari, il quale, in un’intervista rilasciata a Leo Turrini sulle colonne di Quotidiano Sportivo, non ha utilizzato mezzi termini nell’analizzare quanto di concretamente riportato a Maranello dalla SF-26, ponendo un impetuoso accento sull’appuntamento ancora una volta mancato con le previsioni delineate a inizio anno:
"Sommessamente credo che alla nostra Scuderia servano i fatti, non le chiacchiere. Quest’anno abbiamo visto cose buone ed altre meno buone. Abbiamo tutti il dovere di lavorare per raggiungere l’obiettivo che i nostri tifosi, che vanno sempre ringraziati per la loro pazienza, aspettano ormai da tanti anni. Nel frattempo, ancora complimenti a Kimi".

Ed è la persistenza di questo digiuno, che porta alla maggiore età l’assenza del Cavallino dall’albo d’oro dedicato ai team, a rendere urgente un cambio di passo: stuzzicato sulla possibilità di vedere proprio il numero 12 della Stella in rosso, il secondogenito del Drake non ha sorvolato sul tema del mercato piloti, augurandosi di poter un giorno accogliere al volante della propria monoposto colui che è l’attuale punto di riferimento del vivaio nazionale:
"Su questo entrano in ballo tante circostanze, ci sono contratti da rispettare, impegni già presi. Poi, io non sono un ipocrita, chi non amerebbe vedere un italiano al volante della macchina che porta il nome di mio padre? E suppongo che per le sue radici, la cosa non dispiacerebbe nemmeno al ragazzo di Bologna. Magari un giorno succederà, perché no?".