Montoya: "Antonelli Campione del Mondo? No, la pressione lo farà crollare"

In Formula 1, anche la vittoria può portare con sé degli oneri.
Perché persino dietro al profumo inebriante della gloria, capace di infondere una forza dirompente in chi ne assapora le dolci note, restano in agguato ombre e mostri spaventosi.
Su tutti troneggia la pressione, in grado di farti scivolare giù dalla vetta nel volgere di un battito di ciglia.
Di qui il dovere di resistere alla sua morsa, impedendo agli avversari di riaprire i giochi e cercare rivalsa.
Un’impresa, questa, che Andrea Kimi Antonelli, ormai leader della classifica iridata, dovrà senza dubbio impegnarsi a portare a termine.
George Russell, infatti, non si limiterà certo ad applaudire il successo del suo compagno di squadra: quei nove punti di vantaggio che il bolognese ha scavato su di lui sono un margine che il britannico non intende accettare passivamente.
E mantenere la giusta lucidità mentale, mentre attorno a lui crescono aspettative e investiture precoci, non sarà cosa facile per Antonelli, un pilota che, per quanto straordinariamente talentuoso, porta in dote un solo anno di esperienza nella classe regina.
A tratteggiare i contorni del futuro di questa lotta al titolo, dipingendo come sconfitta proprio la figura di Kimi, è stato Juan Pablo Montoya.
Intervistato dal portale Casinostugan, il colombiano ha infatti stroncato le ambizioni iridate dell’italiano, individuando nella sua giovanissima età un fattore potenzialmente determinante in negativo.
"Non credo che Antonelli diventerà Campione del Mondo. Quando si renderà conto di essere in testa alla classifica la pressione potrebbe avere la meglio su di lui. È molto giovane e non ha mai vissuto una situazione simile", ha spiegato, suggerendo che l’inesperienza del giovane italiano potrebbe impedirgli di governare al meglio un frangente così delicato.
"È più facile essere il cacciatore che la preda. Quindi, se sei la preda e inizi a essere battuto, potresti andare in tilt e commettere vari errori", ha concluso, prospettando un eventuale futuro crollo del numero 12, che potrebbe facilmente soccombere agli assalti di chi insegue, mostrando fragilità in un ruolo da lepre per il quale il tempo non lo ha ancora forgiato.