Messico, ad Antonelli il titolo di Hammer of the Day

"Somewhere only we know".
Questa è per chiunque abbia seguito, anche una sola volta, delle vetture girare in tondo su un circuito. Per chiunque abbia scambiato il rumore di un motore per musica: bella, iconica, irripetibile. Per chiunque sappia che cosa significhi perdere, e poi vincere.
Ma è soprattutto per chi, come Kimi Antonelli, ha perso qualcuno lungo il cammino. Qualcuno che, magari, quella passione gliel’aveva consegnata di persona, insieme a tutto il resto.
Andrea conosce fino in fondo quel sentimento dolceamaro che la vita sa dispensare, e che non se ne va mai davvero. leri, nel paddock, in mezzo ai festeggiamenti, per lui il tempo si è fermato.
Sulle note di Nessun dorma, il 2006 è tornato a bussare, in quel punto della vita che ciascuno di noi, prima o poi, si trova ad attraversare: quello in cui il passato si ripresenta alla porta a riscuotere un conto rimasto in sospeso.

Era il brano preferito di suo nonno. Un uomo che ha attraversato la giovanissima vita di Kimi, che ha conosciuto chi si nascondeva davvero dietro quel volto da bambino, gia innamorato dei motori. Un uomo che, in un modo o nell’altro, ha contribuito a plasmare chi oggi è sul tetto del mondo.
Pensarlo è difficile, a tratti oscuro. Ma lui lo sa: era lì, su quel podio. C’è sempre stato, in una forma diversa da ciò che chiamiamo realtà, forse più grande. E questo ci insegna che chi se ne va non se ne va davvero: lascia soltanto il corpo. Il resto continua a pensare, ad agire, a incidere sul presente di chi resta. Orienta le decisioni, piega le scelte, occupa spazio nella mente e nel cuore, e quando non riesce più a restare dentro, esce sotto forma di lacrime.
Chi non c’è più non è mai del tutto assente. Dove sia, non lo sappiamo, e probabilmente non lo saprà mai nemmeno Kimi. Ma c’è, è innegabile. In un luogo che a molti resta sconosciuto, ma non a tutti.
Un posto che conosciamo solo noi.
A tutti coloro che hanno perso pezzi per strada.
Grazie, Kimi.