Mekies: "Stiamo perdendo talenti da quattro anni, ora dobbiamo lavorare per trattenere chi è rimasto"

In Formula 1 i protagonisti restano i piloti. Sono loro a stare dentro l’abitacolo, a trasformare la velocità in risultato, a rendere visibile il lavoro di un’intera squadra.
Ma per capire davvero ciò che accade in pista, spesso bisogna guardare altrove: dietro le cuffie, nei box, nelle stanze in cui si costruiscono decisioni, procedure e gerarchie.
È lì che oggi si gioca una parte importante del futuro della Red Bull. L’addio annunciato di Gianpiero Lambiase, storico ingegnere di pista di Max Verstappen, destinato a passare in McLaren come Chief Racing Officer non oltre il 2028, si inserisce in una fase già segnata da uscite pesanti: da Adrian Newey a Jonathan Wheatley, passando per Rob Marshall e Will Courtenay.
Una dispersione di competenze che, inevitabilmente, racconta una transizione. A parlarne è stato Laurent Mekies, nuovo riferimento operativo della Red Bull dopo l’uscita di Christian Horner. Il team principal francese non ha negato il problema, ma ha provato a spostare il piano della discussione: non più soltanto chi parte, ma come una squadra si organizza per trattenere, formare e attrarre talento.
"Sulla sostituzione di Lambiase abbiamo un paio d’anni per pensarci, ma al di là delle battute siamo piuttosto orgogliosi", ha spiegato Mekies tramite i canali ufficiali della Formula 1.
"Non vogliamo metterci sulla difensiva rispetto al fatto di aver perso alcuni talenti: è un dato di fatto, succede da tre o quattro anni. Per questo la priorità più alta è creare l’ambiente giusto per trattenere, sviluppare e attirare i migliori talenti del paddock".
Il punto, però, non riguarda solo Lambiase. Riguarda la struttura profonda di una Red Bull che deve dimostrare di poter restare competitiva anche senza alcuni degli uomini che ne hanno definito il ciclo dominante.
Mekies ha citato il lavoro di Ben Waterhouse sul fronte Power Unit e quello di Pierre Waché sul telaio, rivendicando la qualità interna reparto per reparto.
Da qui nasce il tema più interessante: Red Bull vuole promuovere dall’interno, ma senza chiudersi al mercato dei tecnici.
"Quando possiamo, cercheremo sempre di promuovere internamente. Abbiamo creato diversi talenti negli ultimi anni e ne siamo orgogliosi. Vogliamo continuare", ha aggiunto Mekies.
Poi il passaggio più diretto:
"Se avremo bisogno di competenze o esperienze specifiche da alcuni nostri cari competitor nel paddock, lo faremo".