Morini Gallarati Publishing
NewsletterPartnershipChi SiamoTeamContatti
Seguici su
FBIG

PREMIUM PARTNERS

De Leo GroupMedia Hub

OFFICIAL PARTNERS

SAMEDIA STUDIOSG-ForceDe Leo Consulting
Hammer Time Magazine
NewsletterPartnershipChi SiamoTeamContatti

Hammer Time è un progetto di comunicazione gestito da Morini Gallarati Publishing. I contenuti pubblicati rappresentano analisi indipendenti e opinioni creative dei collaboratori e non intendono costituire attività giornalistica regolamentata.

© 2026 Hammer Time Magazine — Un progetto di Morini Gallarati Publishing

Privacy Policy
Tutti gli articoli
Daily News

McNish non nasconde le emozioni: "Il mio nuovo ruolo in Audi? Non sono mai stato così nervoso"

By Jacopo Mandò12 maggio 2026
McNish non nasconde le emozioni: "Il mio nuovo ruolo in Audi? Non sono mai stato così nervoso"

Il primo week-end di Allan McNish al muretto Audi non è stato soltanto un passaggio operativo dentro la nuova struttura del team.

Dopo l’addio di Jonathan Wheatley, lo scozzese è stato nominato Racing Director a partire dal Gran Premio di Miami, con il compito di coordinare le operazioni in pista e riportare direttamente a Mattia Binotto.

Un ruolo centrale, dentro un progetto che Audi vuole costruire con ambizione e metodo.

La parte più interessante, però, è arrivata dalle sue parole riferite ai media.

McNish non ha provato a nascondersi dietro la consueta freddezza da paddock, né a presentare il debutto come una semplice formalità.

Al contrario, ha ammesso una sensazione quasi sorprendente per un uomo della sua esperienza:

"In realtà sono più nervoso adesso di qualsiasi altra volta".

È una frase che colpisce perché arriva da un profilo tutt’altro che inesperto. McNish ha vinto tre volte la 24 Ore di Le Mans, ha corso in Formula 1 con Toyota nel 2002 ed è stato parte della struttura Motorsport di Audi per anni.

Non è, dunque, l’emozione fragile di chi entra per la prima volta in un mondo nuovo. È qualcosa di diverso: la tensione viva di chi conosce il peso della responsabilità e, proprio per questo, continua a sentirla.

Lo scozzese ha spiegato che Miami non è stata una prova semplice da assorbire:

"Sono stato al circuito diverse volte, quindi conosco questo mondo. Ma c’erano molte cose su cui dovevamo lavorare dal punto di vista operativo. E – dall’altra parte – era anche l’evento più grande per il team sul piano marketing e comunicazione, con iniziative in città e tante attività fuori dalla pista".

In questo quadro, il suo debutto racconta anche qualcosa di più ampio sul Motorsport contemporaneo. In un ambiente spesso sempre più controllato, distante, quasi impermeabile all’emozione, sentire un uomo di 56 anni parlare con questa sincerità restituisce una dimensione più umana alla Formula 1.

Non c’è retorica, ma una passione ancora riconoscibile.

McNish lo ha chiarito nel modo più diretto possibile:

"Vivo per correre da quando avevo 11 anni. È quello che amo, quello che mi fa alzare la mattina, la mia passione. Ma quando dico che vivo per correre, intendo che non torno a casa felice se non abbiamo vinto".

La lucidità arriva subito dopo: in una carriera si perde più di quanto si vinca, e il motorsport lo insegna presto. Ma resta il senso profondo di appartenenza:

"Questo ambiente è la mia vita, la mia carriera, il mio hobby, la mia passione. È sempre bello essere qui".

Forse è proprio qui che il debutto di McNish diventa interessante. Audi ha bisogno di struttura, precisione e competenza. Ma ha bisogno anche di persone capaci di ricordare che, dietro l’ingegneria e i processi, la corsa resta ancora una questione di istinto, nervi e desiderio.

Anche per chi ha già vinto tanto.

FBXWAIN