Leclerc: "Per la mia carriera i miei fratelli hanno smesso di correre. È stato doloroso".

Non si diventa un pilota di Formula 1 con uno schiocco di dita.
Dietro alla scalata che porta un giovane al volante delle monoposto più ambite del mondo c’è molto di più del puro talento: servono investimenti, fortuna e soprattutto sacrifici.
Anche la carriera di Charles Leclerc ha dovuto fare i conti con queste variabili.
Durante l’intervista rilasciata al podcast "Passa dal BSMT", il monegasco si è aperto sul suo percorso personale, ricordando i suoi primi anni sui kart e raccontando di una mentalità riconoscente del presente, senza pensieri pesanti sul domani:
"Da ragazzino non ci sono stati momenti in cui pensavo che non ce l’avrei fatta, ma nemmeno momenti in cui invece pensavo che ce l’avrei fatta. Diciamo che non è qualcosa a cui pensavo, perché mi sentivo super felice e super fortunato già solo all’idea di poter portare avanti la mia passione, che era ed è quella di guidare. Non guardavo già avanti di uno, due o tre anni, perché ero piccolo".
La strada per portare Charles al professionismo è stata costellata di decisioni familiari, a volte anche delicate e dolorose per gli altri membri.
Per motivi di budget, infatti, gli altri due fratelli del pilota della Ferrari hanno dovuto farsi da parte, per dare priorità proprio al futuro numero 16 del Cavallino:
"Se avvertivo la pressione derivante dal fatto che i miei fratelli abbiano dovuto smettere con i kart? È difficile dirlo, perché penso che mio fratello più grande abbia accettato la cosa più facilmente: aveva iniziato tardi, aveva già la sua età e stava conducendo già i suoi studi. Per mio fratello minore, invece, è stato molto più difficile perché era un bambino, e vedermi fare qualcosa che lui non poteva fare era doloroso per lui e io lo sentivo. Adesso per fortuna anche lui è un pilota professionista e io, grazie alla Formula 1, ho potuto aiutarlo a riprendere la sua carriera".