Il Pagellone del Gran Premio di Singapore

Singapore è una città che sembra passata dal tecnigrafo di un ingegnere prima che dalla Storia: ordinata, lucida, perfetta al millimetro, con multe salatissime anche solo per aver pensato di buttare una cicca a terra.
Eppure, sotto quella superficie laccata, convivono tre anime diverse – cinese, malese, indiana – che si parlano, si mescolano e si rispettano con una disciplina quasi innaturale per chiunque venga da un continente abituato a litigare sul parcheggio sotto casa.
E poi, di notte, tutto cambia. I grattacieli si accendono come quinte di un teatro, l’umidità si fa densa, e il Marina Bay Street Circuit si trasforma nella prova più sfiancante dell’intero calendario: due ore abbondanti chiusi in un forno su ruote, tra pareti che respirano addosso alle fiancate e un asfalto che sembra non raffreddarsi mai, nemmeno col favore del buio.
Questo è il Pagellone di Hammer Time.
Ferrari, voto 8: In questo bagno turco singaporiano, un buon fine settimana per Leclerc, che concretizza due podi e un bel bottino di punti. Sperava in qualcosa di più, ma la concorrenza ha lavorato meglio e c’è poco da recriminare. Se gli Dei dell’Automobilismo vorranno, la rivincita arriverà.
Risorto al sabato, risotto alla domenica: per Sir Luigi un autogol strategico da lesa maestà. Dopo il traguardo anche un piccolo malore. Un pettegolezzo da portineria lo vuole uscito dalla vettura con la vista annebbiata e le voci in testa, come Giovanna d’Arco. Le voci insistevano, con tono pacato e vagamente torinese: "Lewis, abbi fede. Il progetto è solido, la visione è chiara, siamo tutti molto orgogliosi." Giovanna almeno sentiva i santi, Lewis ha dovuto accontentarsi del consiglio di amministrazione, che in quanto a miracoli promessi e mai visti non scherza.

McLaren, voto 6: Dopo la scapocciata della Sprint, il metodo montessoriano è andato a farsi benedire. Zak Brown ha capito che, per ottenere un po’ di rigore, i piloti bisogna farli stare scomodi: innanzitutto ha commissionato loro delle tute in fustagno, poi li ha traslocati di albergo, trasferendoli direttamente al complesso carcerario di Changi. Per raggiungere la colazione, Piastri e Norris si sono alzati alle 4 del mattino, hanno scavalcato il muro di cinta e sono miracolosamente sfuggiti alle fucilate delle guardie. Li hanno cercati fino alle 6, tra riflettori e cani molecolari, ma i due sono riusciti a seminarli rimanendo immersi per oltre due ore nell’idromassaggio di Leclerc. Pare che, dopo la gara di domenica, Zak li abbia parzialmente perdonati: a mezza razione per il resto della stagione.
Mercedes e Red Bull, voto 6 e voto 9: Gentili passeggeri, qui è il capitano che vi parla. Si prega di raddrizzare gli schienali e allacciare le cinture di sicurezza: siamo pronti al decollo per il Campionato di Formula 1 2027.
Haas, voto 8: Astenersi animi sensibili. Ho l’impressione che Bearman, nel deserto della scorsa settimana, sia stato morso da uno scorpioncino Abarth. Che sprint e che sorpassi! L’unico davvero col fegato di buttarsi, con la grinta di osare, mentre il resto del gruppo faceva la fila come alla posta. Evidentemente i berberi gli hanno insegnato qualcosa di più utile della lettura delle stelle: nel deserto la regola è semplice, o mordi o vieni morso, e Ollie ha scelto. Continua così. E se al muretto qualcuno trovasse l’antidoto, ci pensi due volte prima di somministrarglielo.

Alpine, voto 5: Colapinto l’hanno inquadrato giusto il tempo di vederlo fermarsi al giro 31 per la rottura del cambio: una comparsata, come il collega che si presenta alla riunione giusto per ammiccare alla segretaria. Gasly, invece, ha passato la gara a difendersi con un’Alpine che, come arma letale, vale un temperino spuntato. Più di così, con quel mezzo, non si poteva fare.
Audi, voto 7: L’Audi è una di quelle bancarelle di cibo di strada di Singapore: tavoli di plastica, ventilatori che girano a vuoto e un’umidità da sauna. Hulkenberg è il vecchio cuoco del banco in fondo: vent’anni di riso e pollo, mani che non sbagliano una dose. Bortoleto è l’apprendista ai fornelli: quest’anno il riso gli si attacca, la salsa piccante gli scappa di mano e certi piatti li porta al tavolo sbagliato. Ma in Gabi confidiamo ciecamente. Un ragazzo così, prima o poi, il piatto del giorno lo azzecca.

Racing Bulls, voto 7: Quinto posto e 100 punti in classifica costruttori. Stappare lo champagne sarebbe esagerato, ma brindare con l’acqua frizzante mi sembra lecito. Stanno facendo il loro mestiere, non c’è che dire. Roba che in Formula 1 è una specie in via d’estinzione. Ci vorrebbe giusto Lindblad un po’ più vicino al compagno – e intendo in classifica, non in traiettoria come a Baku. Ma tant’è.
Williams, voto 3: A Grove hanno visto la Mercedes trovare più energia rallentando prima del giro di qualifica e hanno tratto una conclusione di commovente linearità: se rallentare un po’ fa bene, rallentare tanto farà benissimo. Così Sainz, per andare più veloce, ha attivato il pit limiter. Ottanta all’ora, eppure nel Q1 è arrivato il miracolo: il loro miglior settore del week-end. Non ci credeva nessuno, né l’ingegnere di pista, che ha chiesto conferma tre volte, né il cronometraggio, che ha chiesto scusa. La sera la mamma l’ha premiato con la parmigiana di melanzane, tre strati di mozzarella a ribadire che in famiglia l’importante è partecipare. Che tracollo, il povero Sainz.
Aston Martin, voto 4: Va bene che il prossimo anno l’Aston avrà l’esenzione dal bollo, ma anche Stroll ci mette del suo. Da diversi Gran Premi un inciampo a sessione, stavolta pure una retromarcia in gara e una sosta forzata a bordo pista. E pensare che da piccolo era un bambino prodigio: sapeva fare il verso del pavone e vantava ben due partecipazioni allo Zecchino d’Oro. Guarda come s’è ridotto. Alla guida è talmente pericoloso che al box c’era Bocelli: gli hanno proposto il sedile per la prossima stagione.

Cadillac, voto 4: Week-end fuori porta per i ragazzi Cady che, vista l’impossibilità di racimolare punti, hanno deciso di dedicarsi a un corso di equitazione. All’arrivo al maneggio, il titolare ha procurato loro due vecchi ronzini, presentandoli con una certa solennità: Sergio e Valtteri. I nostri hanno accusato un momento di smarrimento per quella curiosa omonimia, ma poi, rassicurati, sono montati in sella.
La prima mezz’ora è filata via senza particolari inconvenienti, finché Sergio non ha rifilato una tremenda scudisciata a Valtteri (il collega, non il cavallo). Valtteri (sempre il collega), a quel punto, è partito al galoppo, lanciando un nitrito che ha seminato sconcerto. Dopo qualche minuto, però, è tornato sui propri passi, dimostrando una comprensione davvero ammirevole. D’altronde, in Cadillac, anche quando volano gli zoccoli, l’importante è non perdere lo spirito di squadra.
FOM, voto 0: Abbiamo a disposizione un Truman Show di telecamere: onboard, droni, elicotteri e ammennicoli vari. Eppure le rarissime lotte in pista mi tocca seguirle dallo spioncino, come il condomino impiccione che sente trambusto sul pianerottolo. Ma quando si decideranno ad allargare le inquadrature? La battaglia del quinto giro tra le Haas ce la siamo praticamente persa, e se sappiamo che è esistita è solo grazie a un mesto replay. Per la regia, per favore, meno birretta e più diretta.