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Il Pagellone

Il Pagellone del Gran Premio di Miami

By Pasquale Panarelli4 maggio 2026
Il Pagellone del Gran Premio di Miami

Miami, Florida. Dove tutto è neon, tutto è effimero e tutto sembra girato con una macchina da presa anni Ottanta. Crockett e Tubbs pattugliavano queste strade in giacca di lino; Bud Spencer e Terence Hill le hanno ripulite a schiaffoni; Horatio Caine le ha analizzate con il luminol. Adesso ci passa la Formula 1, che in confronto è quasi sobria — quasi.

Week-end Sprint: una sessione di libere, qualifiche, Sprint, ancora qualifiche, poi la gara. Un formato compresso come un volo low cost, dove non c’è tempo per sistemarsi e gli errori si pagano subito, in contanti, senza possibilità d’appello. Horatio avrebbe già le prove. Noi abbiamo solo i voti.

Questo è il Pagellone di Hammer Time.

Mercedes, voto 8: T-minus zero. Contatto. L’astronauta Antonelli ha ufficialmente lasciato il pianeta Terra. Pole, vittoria e saluti alla compagnia cantante. Tre GP, tre vittorie: più che una stagione, è una colonizzazione. Il ragazzo di Bologna non sta guidando una macchina, sta aggiornando il software della Formula 1 mentre gli altri sono ancora al tutorial.

Giorgino invece, nonostante le botte, ha sempre una bella cera. Battuto in qualifica, battuto in gara, battuto nei tempi sul giro. Poveretto, non è neanche colpa sua: se tu abiti sull’Everest ma l’altro va a fare la spesa sulla Luna, ad un certo punto, che ci puoi fare?

Ferrari, voto 5: Una valanga di aggiornamenti, un week-end da dimenticare. La SF-26 arriva a Miami carica di novità, come una che entra dal chirurgo estetico convinta di uscirne Sydney Sweeney e invece si risveglia Rosy Bindi.

Leclerc lotta, strappa, si inventa una gara che non aveva. Stava anche annusando il podio, quando un inciampo all’ultimo giro lo relega dietro e penalizzato. Mamma mia, ma a cosa è dovuta sta sfortuna? Ha profanato la tomba di un faraone? Per noi tifosi vederlo così agguerrito e così povero di risultati è roba da crollo emotivo in 4K.

Il nodo, però, resta sempre lo stesso: il motore. Altro che recupero d’energia: nell’ultimo settore la Ferrari andava così piano che potevi farci un dipinto. Acquerello, con calma.

McLaren, voto 10: Che ritorno. La Papaya torna a splendere e il Champ si ricorda che i titoli non si difendono dal divano. Fine settimana francamente eccezionale: un sabato impeccabile e una domenica di prestazioni ed emozioni a getto continuo. Norris attacca, resiste, spinge, non molla un millimetro. Piastri terzo, gregario di lusso. La McLaren funziona, la McLaren vola.

Applausi, Champ. Oggi eri tu il più forte tra i mortali.

Red Bull, voto 6: Verstappen soffre di sdoppiamento di personalità: una cattiva e l’altra cattivissima. È l’unico neonato che, anziché il peccato originale, aveva già precedenti penali. Testacoda, rimonta, sorpassi: quando combina una sciocchezza e gli prudono le mani, si vede ancora tutta l’aggressività di un pilota che fa sempre spettacolo. La Red Bull però non è più quella di prima, e lui lo sa.

Hadjar, invece, si inventa un incidente così sciocco che il team non solo gli ha prescritto le lenti, ma di giorno dovrà usare il bastone e di sera il cane. E per completare l’opera, piglia a pugni il volante. Pensa se al box ci fosse stato ancora Marko: gliene restituiva il triplo, con gli interessi. Ma errare è umano — e lui è giovane. Glielo perdoniamo. Una volta.

Haas, voto 5: Nemo profeta in patria. I motorizzati Ferrari arrancano tutti, e Haas non fa eccezione. Week-end in apnea, più di gestione che di attacco.

La buona notizia è rivedere Ollie Bearman in forma dopo la tranvata colossale del Giappone. C’è chi giura che, dopo l’incidente, non sapesse più fischiare: una tragedia. Pare infatti abbia perso sei cani.

Battute a parte, il ragazzo si è rimesso in piedi e si è fatto rispettare. Ora serve continuità; e magari un motore un po’ più vispo.

Alpine, voto 7: Ristorante da Colapinto — recensione di un certo Lewis H.

Locale vivace, personale intraprendente. Il servizio è cordiale ed empatico, client oriented: mettono apposta la pasta ai celiaci e nascondono la carne ai vegani. La lista degli allergeni è compilata con cura, evidentemente al solo scopo di massimizzare gli shock anafilattici. Ambiente frenetico, qualche gomitata di troppo, un paio di contatti che definirei non sollecitati. Dovessi ritrovarmelo davanti, ci girerei decisamente alla larga.

Voto: due stelle. Non ci torno.

Audi, voto 3: Le nuvole di Audi sono ancora più nere del cielo catramato di Miami. Pochi km, problemi elettrici, ritiri a profusione. Una scuderia che dovrebbe rappresentare il futuro della Formula 1 e invece si ferma prima di cominciare; con una regolarità che inizia a fare statistica, tra l’altro.

E in questi momenti, diciamocelo, la prospettiva di un V10 che beve benzina come se fosse acqua sorgiva di montagna ci alletta sempre un po’. Tanto, tanto.

Racing Bulls, voto 4: Lawson fa a cazzotti ad ogni occasione disponibile. Prima della corsa aveva già steso un’anziana al volante nel parcheggio, appioppato una testata al barman reo di lentezza nel servizio, e abbattuto la porta dell’albergo con un bulldozer perché la carta elettronica non funzionava più. Roba di ordinaria amministrazione, per lui.

La manovra su Gasly sembrava da 24 ore in cella d’isolamento, pane secco e acqua. Poi però la notizia del malfunzionamento al cambio. Il tipo ha stoffa. Deve solo imparare che non tutti i problemi si risolvono a cazzotti. Alcuni, purtroppo, te li mette la macchina.

Williams, voto 8: Doppio arrivo a punti. Con la ferraglia che hanno tra le mani, è qualcosa che sta tra il miracolo e l’apparizione mariana. A Grove devono aver passato settimane a testa china sugli aggiornamenti, come uomini davanti all’orinatoio: silenziosi, concentrati, ognuno per i fatti suoi.

E alla fine qualcosa è uscito davvero. La macchina non sarà diventata un fulmine, ma almeno adesso sta in pista e porta a casa risultati. Continuate così.

Aston Martin, voto 5: Un bambino terrorizzato ha guardato sotto il letto e ci ha trovato una AMR26. Da lì ha deciso di dormire con la luce accesa fino al 2027.

Alonso, nel frattempo, deve avere almeno 10TB di memoria interna: nutre ancora rancore per Ferrari e si lancia in dichiarazioni tutte sue. E tra la statura e il verde della tuta, il poveretto mi è diventato Kermit la rana. Come Kermit, continua a dire che non è facile essere verdi. In pista poi, dev’essere ancora più difficile.

Cadillac, voto 4: In Cadillac non trovano l’America.

Bottas va piano ovunque, tranne che in pit lane: lì è imprendibile. Drive through eseguito con la precisione di un pendolare, peccato che il resto del week-end sia rimasto totalmente in incognito. Nel frattempo si vocifera già di un possibile rimpiazzo. Con chi? Pare stiano valutando il babbo di Pérez. E a questo punto, vista la situazione, non è neanche la scelta più strana.

Alex Zanardi, voto 10: Gli Dei delle Corse sono stati severi con lui. Due volte, senza motivo, senza misura. Come se avessero bisogno di un esempio estremo per insegnare a tutti noi cosa significhi non arrendersi mai, e abbiano scelto lui perché solo lui era capace di reggere il peso della lezione.

Ha perso le gambe e ha vinto una valanga di competizioni. Ha perso la coscienza e non ha mai perso il sorriso. Se n’è andato il primo maggio, lo stesso giorno di Ayrton. Certi addii hanno una firma che fa male. Ciao Alex.

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