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Il Pagellone

Il Pagellone del Gran Premio dell’Azerbaijan

By Pasquale Panarelli28 settembre 2026
Il Pagellone del Gran Premio dell’Azerbaijan

Azerbaijan. Il vento che sale dal Mar Caspio e una città disegnata da qualcuno con parecchia fantasia e pochissimo rispetto per la coerenza. Grattacieli di vetro e luce accanto alle pietre stanche del Medioevo: la modernità che si mette in mostra, la città vecchia che la osserva con l’aria di chi ne ha già viste abbastanza.

In mezzo a questo cortocircuito urbano si srotola il circuito di Baku: un rettilineo dove il tempo si dilata e il motore urla fino a perdere il fiato, prima di tuffarsi, quasi senza preavviso, tra le Mura antiche. Lì l’asfalto si stringe, la storia si avvicina e il volante diventa una questione d’istinto. Qui il millimetro non è un’unità di misura: è la distanza che separa una traiettoria da pole position dalla consistenza del muro.

Questo è il Pagellone di Hammer Time.

Mercedes, voto 10: Gründlichkeit. Rigore teutonico, pignoleria pura, la mania del dettaglio. Giorgino ha fatto esattamente questo. Ha passato l’ultima parte di gara a sgranellare decimi col fiato caldo di Verstappen piantato sulla collottola. Un esercizio di sopravvivenza da far tremare i polsi: gli saranno pure spuntati d’un tratto ventidue capelli bianchi e un allevamento di zampe di gallina attorno agli occhi, ma è rimasto granitico fino alla bandiera a scacchi. Magari non cambierà la storia del Campionato, d’accordo, ma è una vittoria che serve come l’aria: disappanna il parabrezza dell’umore, rinfresca il morale e ricorda al box che, ogni tanto, si può vincere pure senza Mameli.

Ph. Finlay Williams / WHYOUT Media

Ferrari, voto 6: Ucci ucci, sento odor di Christianucci. Il clima a Maranello si fa decisamente frizzantino, col forte sospetto che Fred abbia finalmente capito perché, da un paio di gare a questa parte, in amministrazione si scordassero sistematicamente di prenotargli il biglietto d’aereo per il ritorno.

D’altra parte si sa, in Ferrari la cosa dura è durare. E con un Hamilton in stato di contrasto perpetuo e un Leclerc ormai vittima di un bruxismo cronico per il nervoso, il bollettino dei naviganti segnala mare molto mosso per le prossime settimane. Una cosa però rimane certa: alle vetture del cuoco Vasseur non manca di certo la ricetta del buon riposo. Buonanotte e sogni d’oro.

Ph. Finlay Williams / WHYOUT Media

McLaren, voto 5: Ottima settimana in vista, Ariete. Venere ti osserva con simpatia e finalmente, dopo mesi di transiti complicati, torni a essere il centro dell’attenzione che meriti – anche rispetto a quel collega di segno che ultimamente ti stava facendo ombra. Marte ti dà la grinta per respingere assalti indesiderati, e le stelle sembrano allinearsi tutte a tuo favore, come non succedeva da tempo.

Attenzione però, Ariete: Mercurio retrogrado è sempre in agguato, e potrebbe portarti a un gesto impulsivo proprio quando meno te lo aspetti. Le occasioni belle capitano, ma sta a te non sciuparle con le tue stesse mani. Il consiglio degli astri, questa settimana: respira prima di agire.

Red Bull, voto 9: In una gara da tazzone d’arabica forte, loro sono stati la vera scarica di caffeina. La RB22 sarà pure un po’ goffa nel guidato, ma con la gomma rossa ha trovato il veleno necessario e due piloti pronti a tutto. Con Verstappen in particolare, a raddrizzare le traiettorie a picconate, pur d’inseguire un’idea tanto meravigliosa quanto ingombrante.

Max è fatto così: il mago delle cause perse, il domatore di ferraglia, un tipo che stabilirebbe il record del mondo pure andando a prendersi l’asporto il sabato sera. Si dice che, appena rientrato a casa, la piccola Lily gli abbia chiesto di spingerla più forte sul triciclo. Lui, manco a dirlo, l’ha elaborato in garage al punto da farlo andare ai 140 all’ora in salita. Insaziabile, feroce, meraviglioso.

Ph. Peter Kiss / WHYOUT Media

Haas, voto 8: Se è palese a tutti che il motore Mercedes funzioni meglio sulla scuderia capitana, con Ferrari sembra quasi l’opposto. Record di velocità di punta e doppio arrivo a punti, complice anche il carosello di zeri piovuto davanti. Ma forse abbiamo finalmente capito il trucco: visto l’aumento del prezzo dei carburanti, in Haas hanno deciso di fare economia e passare direttamente alla grappa. Altro che Shell: quando Ocon e Bearman spalancano il gas, sentono il coro degli Alpini. E a giudicare dalla velocità, dev’essere pure una bella annata.

Alpine, voto 5: Lo strike di Colapinto mi ha lasciato a bocca spalancata. Ma che dico: mi si è proprio aperta la faccia a portafoglio. Eppure, a leggere il web, i fan argentini hanno tutte le ragioni del mondo per essere inferociti. Insomma, con quale arroganza Gasly si permette di impostare la sua curva proprio mentre Franco ha deciso di proseguire in linea retta? Una mancanza di rispetto intollerabile.

Il ragazzo un contratto ce l’ha pure, per carità. Il problema è che, iniziando con certi numeri, il rischio concreto è che Flavio lo demansioni con effetto immediato a scrostare teglie da Crazy Pizza. Occhio!

Audi, voto 6: Agli aggiornamenti servirà forse del tempo: bisognerà stringere un bullone di qua, regolare una valvola di là, dare una lucidata al cofano e magari chiedere consiglio al parroco. Di passi in avanti, però, neanche l’ombra. Il team continua a scalmanarsi tra la plebe, in una gara che sembrava una partita di Uno giocata senza mai arrivare al colore giusto. Appena risolvi una magagna, qualcuno ti cala un bel +4 e si ricomincia da capo. Insomma, più che sviluppare la macchina, a Hinwil stanno facendo manutenzione ordinaria all’esistenza.

Racing Bulls, voto 6: Il contatto di Lindblad con il compagno di squadra è stato un errore bello grosso, soprattutto perché arriva in una gara in cui la vettura aveva ritmo e la strategia non concedeva poi chissà quali margini per inventarsi la mandrakata definitiva. Se ci fosse stato ancora Marko, forse avrebbe tirato fuori la vecchia filastrocca: "Chi va addosso perde il posto". Ma il padrone è pensionato e il posto non va toccato.

Nel finale, almeno, rimette insieme i cocci e recupera terreno con un bel passo. Sufficienza strappata per la grinta della risalita.


Ph. Finlay Williams / WHYOUT Media

Williams, voto 6: Aiutati che il ciel t’aiuta, recita il saggio. E stavolta il cielo si è mosso sul serio: il caos generale ha fatto il lavoro sporco, Carlitos ha fatto il resto, flirtando spudoratamente coi punti fino a una P10 che, sull’onestà del passo, la sua FW48 non si sarebbe mai meritata da sola. Qualche santo in paradiso, evidentemente, tifa Williams.

Aston Martin, voto 2: Tra la pigrizia del motore termico e l’incontinenza della batteria, si finisce per preferire la seconda: se non altro, la batteria un lato positivo ce l’ha per davvero.

Per il resto, la verdona dimostra ancora una volta la sua solida consistenza collezionando un bel doppio ritiro prima ancora di arrivare a metà gara. La stessa consistenza della salsa verde sulle acciughe, con cui tra l’altro condivide lo stesso identico colore. Un disastro al sapore di prezzemolo.

Cadillac, voto 4: Il nonnino si è abbioccato sul più bello o si è solo distratto a cercare gli occhiali nel cruscotto? Processo sommario, e sbagliato: stavolta incolpare il povero Bottas pare ingiusto persino per i suoi standard.

Passi il telaio claudicante e l’aerodinamica raffazzonata, ma il software che offre un bilanciamento di frenata a simpatia è un’altra faccenda. Il resto è una storia d’amore combinata: pomiciare coi muri di Baku all’ultimo giro, da solo e senza lottare per nulla, non era un vezzo da spasimante del guardrail, ma un matrimonio d’interesse organizzato da qualcun altro. In ogni caso, superata l’impasse, al vecchio finnico servono i sali per rianimare i tempi sul giro. Forza!

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