Il Pagellone del Gran Premio del Canada

Oh Canada, our home and native land… eccetera eccetera.
Montreal: dove ti servono la poutine con un sorriso, dove parlano francese ma ti rispondono in inglese se sbagli l’accento, e dove la Formula 1 arriva ogni anno per ricordarci che esistono ancora piste vere, piste da "esagero qui e se va bene, evviva".
Il Circuito Gilles Villeneuve non perdona: muri a portata di specchietto, cordoli che sembrano trampolini, e quel dannato Muro dei Campioni che colleziona vittime illustri con la dedizione di un filatelico.
Week-end Sprint. Meno tempo per ragionare, più tempo per pentirsi dell’assetto. Questo è il Pagellone di Hammer Time.
Mercedes, voto 10: Mi sa che a Giorgino stavolta il motore non è piaciuto come in Australia. Per metà gara una baruffa da riunione condominiale: le due Mercedes appiccicate, Antonelli e Russell che si scambiavano vernici come due che litigano per il posto auto. Ad un certo punto le vetture erano così vicine che erano diventate una limousine. Poi il motore di Russell ha fatto ciao ciao – fumo, ritiro, doccia in anticipo. E Kimi vola verso la quarta vittoria consecutiva, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Complimenti allo spilungone per la tempra, per il coraggio, per non essersi fatto minimamente da parte davanti ad un compagno che sta riscrivendo i record. Però, caro Giorgino, nelle dichiarazioni a caldo forse sarebbe il caso di tranquillizzarsi un pochino. Perché ci sta la mosca al naso, sia chiaro, ma questo modo di far intendere sotterfugi o complotti ha un po’ spaccato i cerchioni. E alla lunga non paga.
Ferrari, voto 8: Un piccolo passo per la Ferrari, un grande balzo per Lewis.
Alleluia, alleluia. Ci voleva un bel sorriso dopo troppe smorfie. Hamilton sale sul podio, ritrova grinta e ringrazia tutti con la solita tiritera de "il pubblico più bello del mondo". A Maranello attendono l’ADUO come chi aspetta l’idraulico per una perdita: con speranza, nervosismo e la sensazione che sarebbe stato saggio premunirsi in anticipo.
Serve una scossa per riaccendere un Mondiale Piloti che li vede allontanarsi troppo. Nel costruttori, invece, la rimonta è tutt’altro che impossibile, ma serve appunto quella: una scossa. Auguriamoci che Lewis continui così ovunque, e non solo nei giardini di casa sua. Segnali positivi, comunque, dopo la Red Dead Depression del 2025.

McLaren, voto 4: Non ci hanno capito un’acca da quando sono atterrati. Gente che parla francese in terra canadese, vento, acqua, alberi. Passeggiavano pacifici nella foresta quando hanno avvistato un alce. L’alce ha visto le intermedie in griglia di partenza ed è rimasto sbigottito. Ha fatto dietrofront e si è tuffato nel fiume.
E il resto della gara? Perbacco, che scene. Erano lucidi e precisi come Stanlio e Ollio quando consegnano il pianoforte. Il Champ finisce KO per noie meccaniche, mentre Oscar Piastri incrocia Albon e gli rifila una steccata da biliardo degna di un bar di periferia: palla numero 23 direttamente in buca. Che tracollo per l’australiano…
Red Bull, voto 8: Come diceva il detto? Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a indurirsi. E questo è stato il primo Ford vs Ferrari dell’anno: l’olandese ha preso la Red Bull per il bavero e l’ha trascinata sul podio con la furia di uno che non contempla realtà alternative alla propria.
Sì, Max ha garantito che non si ritirerà dalla Formula 1, a patto di certe garanzie. Quali? Quelle che ti aspetti da uno che, dopo mesi senza vittorie, sta diventando sempre più aggressivo. La proposta ufficiale presentata a Mekies sarebbe stata quella di uscire dalla Convenzione di Ottawa sulle mine antiuomo. "Per sicurezza", avrebbe detto. Nessuno al box ha riso.
Nel frattempo Hadjar fa quello che può per farsi notare, ma il team gliel’ha confessato: preferiscono Max. Lui l’aveva intuito, per carità, anche perché il compagno di squadra è l’unico pilota che ha gli interni della vettura in radica – legno pregiato, dettagli cesellati. Gli mancano solo le bandierine sul cofano e poi sembra Gorbaciov in visita presidenziale. Tempi duri per i troppo buoni.
Haas, voto 6: Ocon ha scritto dall’Alaska: il meteo è mutevole e le nevicate abbondanti. Era convinto che la gara si corresse con i cani da slitta e nessuno l’ha più visto. Nemmeno i cani. Un’Haassenza che pesa da parte di un pilota che sta raggiungendo a grandi falcate la fine della sua carriera in Formula 1. Già, perché solo a me sembra che stia prendendo la parabola di Daniel Ricciardo? Ovviamente senza ridere come Ricciardo, senza risultare simpatico come Ricciardo.
Alpine, voto 9: Risultati eccellenti per i due Alpini, che portano a casa un bottino pesantissimo per la classifica costruttori. Colapinto, va detto, ha rischiato di mandare tutto al macero con un’uscita di pista tanto inutile quanto spettacolare: roba che conferma ancora una volta una certa indole da proletario in paradiso, un talento che però deve ancora smussare qualche imprecisione di troppo.

Audi, voto 4: Audi parte anche lei con le intermedie. Considerando che la vettura a pieno carico recalcitra come un toro meccanico imbottito di dinamite, l’azzardo ci poteva pure stare: non avevano niente da perdere, se non la dignità aerodinamica. Per il resto della gara, invece, sono stati considerati meno delle penne lisce durante il lockdown. Invisibili, dimenticati, praticamente un esperimento sociale in diretta mondiale.

Racing Bulls, voto 7: Dopo il forfait di Lindblad – poveretto, un’apparizione talmente fugace da sembrare un cameo – tutta la responsabilità della scuderia è ricaduta sulle spalle di Lawson, che ultimamente sta mettendo insieme risultati sempre più pesanti. E poi quella difesa nell’ultimo stint su soft, soprattutto contro un cagnaccio come Gasly, è stata un piccolo capolavoro: una scazzottata continua, come se lì in palio ci fosse il biglietto vincente della lotteria. Gomiti larghi, zero paura e tanta cattiveria agonistica. Si merita decisamente un bel "+" sul registro.
Williams, voto 6: Williams Racing, oh, mica cotiche: Carlos ha fatto sudare il mio Bearman con una FW48, mica con l’Apollo 11. Segno che a Grove, piano piano, qualcosa sta funzionando davvero. Contando soprattutto che ormai riescono a piazzare almeno una vettura a punti praticamente ogni Gran Premio – dell’altra, nel frattempo, stanno ancora raccogliendo i cocci – il salto in avanti è evidente. E pensare che in Australia giravano per la pista con l’andatura di mia zia quando va dal parrucchiere.
Aston Martin, voto 5: L’ingratitudine di un popolo! Ho visto applaudire McLaren, Mercedes, Ferrari. Gente che tifa Hamilton, Russell, Antonelli. Bandiere, cappellini, trombette di carnevale. Pazzesco. Cioè, hai un dono del cielo come Lance Stroll – un talento vasto come un oceano e profondo come una pozzanghera – e ti comporti così da ingrato? Che pena. Che angoscia.
Cadillac, voto 2: Siamo tutti in attesa che il finlandese si sbrini. Nel frattempo però, per il vecchio Valtteri è record. Di che? Di soste! Ben quattro. Gomme intermedie, gomme morbide, gomme da neve, cingoli. Non s’è fatto mancare nulla. Ha passato così tanto tempo in pit lane che ad un certo punto ha dovuto arrendersi all’insistenza di un lavavetri.
I "ragazzi" Cadillac prendono un po’ troppo sul serio il detto ride bene chi ride ultimo. Qui, ahimè, di risate nemmeno col telescopio.
