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Il Pagellone

Il Pagellone del Gran Premio del Belgio

By Pasquale Panarelli20 luglio 2026
Il Pagellone del Gran Premio del Belgio

Il Belgio è un Paese piccolo che si è dato tre lingue, un solo re e un’infinità di modi per litigare pacificamente su tutto.

È la sede del Parlamento Europeo, dove si decide il destino del continente tra una riunione e un waffle. Poi, in mezzo alle Ardenne, qualcuno ha avuto l’idea di scavare Spa-Francorchamps. E lì, tutta quella pacatezza belga va a farsi benedire.

Perché Spa non è un circuito, è un capriccio del terreno che la Formula 1 ha deciso di addomesticare senza mai riuscirci del tutto. Il sole può splendere a Les Combes mentre a Stavelot, due chilometri più in là, sta già diluviando. È l’unico posto al mondo dove anche il meteo si iscrive al Mondiale con pieno diritto di voto.

E poi c’è l’Eau Rouge-Raidillon, che non è una curva: è un patto di fiducia rinnovato ogni anno tra il pilota e la fisica, con la fisica che finora ha sempre avuto l’ultima parola. Da queste parti sono passati tutti, e tutti hanno lasciato un segno. Spa non misura solo chi va più veloce. Misura chi ha ancora qualcosa da dimostrare.

Questo è il Pagellone di Hammer Time.

Mercedes, voto 8: Inno di Mameli, tortellini alla bolognese e ricchi cotillon. Antonelli è lo scolaretto pettinato con la riga, è il pozzo di San Patrizio, è l’erba del vicino, vincente in un Gran Premio nel quale è andato tutt’altro che a Spa-sso. Recupera il maltolto di Silverstone, lasciando a bocca asciutta un Giorgino uscito subito di scena. Se l’inglese fosse il personaggio di un film horror, sarebbe il figurante che si fa divorare dallo zombie nella scena iniziale. Peccato davvero, perché sarebbe stato interessante vedere la vera differenza tra i due a parità di vettura, su una pista che notoriamente premia chi ha il coraggio di tenere il piede sull’acceleratore. Invece l’esperimento è saltato al primo giro, e la curiosità resta lì, arenata nella ghiaia. Saluti e baci.

Ferrari, voto 8: La Ferrari è come il caldo: più che i dati conta il percepito. E questo week-end, francamente, è stato migliore del previsto. Su una pista che prometteva sofferenze, la Rossa ha invece tenuto botta, portando a casa una gara solida e convincente. E poi, perbacco, il primo colpo di fortuna per Carletto! Quando la Virtual Safety Car stava per trasformarsi in un pit-stop da manuale, il mio lato superstizioso ha preso il sopravvento: ho sparso sul pavimento più sale di Neil di Art Attack. Ha funzionato.

Meno fortunato Sir Luigi, che raccoglie decisamente meno di quanto aveva seminato. E a essere raccolto, purtroppo, è stato pure un meccanico, travolto nella concitazione del pit-stop. Caro Lewis, se il cambio gomme non ti soddisfa, evita perlomeno di falciare la crew: non ti hanno nemmeno mai chiesto la mancia.

McLaren, voto 7: Davvero un buon lavoro per il Champ, che ci ha fatto divertire in quella che per McLaren è stata, altrimenti, una gara da sonni profondi. Rimonta con la fretta di un corriere, al pit perde 6 litri di tempo e nonostante questo chiude a una distanza totalmente accettabile dal compagno di scuderia. Applausi per il tentativo, quantomeno. E Piastri? Incolore, come gli capita spesso ultimamente. Chi riesce a spiegarne le ragioni vince una bambolina. Io, onestamente, ho smesso di provarci da un paio di week-end. Lui anche, mi sa.

Red Bull, voto 7: Dal regista di Missione più che possibile, un’altra domenica sopra le righe per il duo Red Bull. Verstappen tira fuori il solito repertorio di prodigi, trasformando una macchina non perfetta in qualcosa che assomiglia tremendamente a una candidata alla vittoria. Il vero capolavoro, però, lo firma Hadjar. Partiva da una galassia lontana lontana, eppure chiude con una P6 che profuma d’impresa. Il francesino è in uno stato di forma talmente smagliante che, quando gli scattano una foto, è il flash a rimanere accecato.

A questo punto la domanda è una sola: riuscirà questa Red Bull a vincerne una prima della fine del Mondiale? Se avete la risposta, scrivetela su un foglietto e inviatecela via fax. Le consegne tramite piccione sono sospese per il periodo estivo.

Haas, voto 5: Ormai il povero Ocon è salito sul carro di certe mammole che, in Formula 1, cominciano a sentire il ticchettio dell’orologio. E con il caldo estivo sembra essersi sciolta anche un po’ della sua già precaria tenuta. Ciccio, quando ogni domenica ti ritrovi a battagliare gomito a gomito con le Cady, vuol dire che i gelati sono proprio finiti. Dai, su. Largo ai giovani.

Audi, voto 7: Stai a vedere che forse abbiamo sfatato quel modo di fare tutto chiacchiere e distintivo che distingueva la Compagnia degli Anelli. È Bortoleto il man of the match, forse tra le prime vere dimostrazioni in Formula 1 di un talento così grande da poterne far scarpetta. P8 per una vettura che non è di certo un bisturi da chirurgo plastico, ma che nelle sue mani sembra improvvisamente meno grezza, meno approssimativa.

Dall’altra parte del box, invece, Hulk vive un fine settimana da comparsa. Sempre in affanno, mai davvero nel ritmo, finisce per fare da spettatore al compagno proprio quando serviva l’esperienza del veterano. Se Bortoleto ha acceso la luce, Nico ha passato il week-end a cercarne l’interruttore.

Racing Bulls e Alpine, voto 7: A braccetto per tutto il Gran Premio. E chi sono io per dividerli? Se le sono date di santa ragione dal primo all’ultimo giro, regalando uno dei duelli più belli della domenica. Peccato che la FOM abbia deciso di trattarlo come un segreto di Stato: non un’inquadratura, non un replay, non un briciolo di attenzione. Più che una regia, un atto di vilipendio al Motorsport. A godersi lo spettacolo sono rimasti soltanto i tifosi sulle tribune e gli abitanti di Spa, gli spartani, che almeno hanno potuto voltare la testa e seguirseli dal vivo. Tutti gli altri, invece, dovranno fidarsi della parola di chi c’era: ed è un peccato, perché quella battaglia meritava molto più di qualche cronometro in sovrimpressione.

Williams, voto 4: I due piloti Williams sono rimasti trattenuti all’assemblea condominiale. Punto quinto all’ordine del giorno: ripartizione millesimale delle spese per l’ascensore. Albon sosteneva di vantare un rimborso arretrato dal 2019, Sainz chiedeva invece il rifacimento della facciata, ma ahimè i bonus sono scaduti da un pezzo. Due ore di discussione, tre sospensioni, una minaccia di chiamare l’avvocato e, naturalmente, quorum mancato. La delibera salta ancora e l’unica decisione approvata all’unanimità è mettere a verbale che l’amministratore è un cornuto. Carlitos, però, la serata l’ha comunque salvata: la Spagna si laurea Campione del Mondo e lui si affaccia al balcone urlando "Campeones!" con tale entusiasmo da costringere il vicino del terzo piano a minacciare querela. In pista, invece, la Williams è rimasta fedele allo spirito dell’assemblea: tanto rumore, tante parole e nessuna decisione che cambiasse davvero le cose.

Aston Martin, voto 2: Altro che Nolan, questa è la vera Odissea. Ogni Gran Premio è un nuovo capitolo di un viaggio che sembra non finire mai, con la Verdona di Silverstone costretta a navigare tra più problemi che chilometri. L’elenco dei guai è talmente lungo da sembrare una delle infinite liste di Salvini. In qualifica restano affacciati al davanzale, in gara il distacco è talmente ampio che ormai viene espresso in ferie maturate anziché in secondi. Se gli aggiornamenti non funzionano, più che Adrian Newey servirà uno psichiatra di reparto. Che disastro.

Cadillac, voto 3: In attesa di metalli più pregiati, in Cadillac si godono queste due facce di bronzo. Tra un oh issa e un oplà, Perez saluta anzitempo per una buona dose di sfortuna, mentre Bottas resta più introvabile dell’indirizzo di casa di Saviano. Le uniche apparizioni televisive arrivano durante i doppiaggi. E lì confesso di aver avuto un dubbio: ero convinto che con la bandiera blu ci si dovesse spostare. Ma si sa, Paese che vai, usanza che trovi. Per il resto, il nulla cosmico. Prossima fermata? Il carrello dei bolliti. E, al ritmo attuale, rischiano pure di perderlo.

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