Morini Gallarati Publishing
NewsletterPartnershipChi SiamoTeamContatti
Seguici su
FBIG

PREMIUM PARTNERS

Media Hub

OFFICIAL PARTNERS

SAMEDIA STUDIOSG-Force
Hammer Time Magazine
NewsletterPartnershipChi SiamoTeamContatti

Hammer Time è un progetto di comunicazione gestito da Morini Gallarati Publishing. I contenuti pubblicati rappresentano analisi indipendenti e opinioni creative dei collaboratori e non intendono costituire attività giornalistica regolamentata.

© 2026 Hammer Time Magazine — Un progetto di Morini Gallarati Publishing

Privacy Policy
Tutti gli articoli
Il Pagellone

Il Pagellone del Gran Premio del Bahrain in Malaysia

By Pasquale Panarelli5 ottobre 2026
Il Pagellone del Gran Premio del Bahrain in Malaysia

Bahrain, ma a Sepang. Per una volta la geografia va a gambe all’aria e il calendario fa confusione prima di noi.

Dalla sabbia del deserto all’umidità della Malesia: più che una gara, un vaccino contro l’Arabia. Temporali nevrotici, vapore che si appiccica alla pelle e quell’aria da vera Formula 1 che qui non guasta mai.

Ma questo week-end di ottobre porta con sé tanto, perché sono passati 15 anni da quel giorno a Sepang. Io Simoncelli lo conobbi al Gran Premio d’Olanda di quello stesso 2011 e, prima ancora del Campione, ricordo l’Uomo: genuino, schietto, uno di quelli che sembrano amici di una vita anche quando li hai appena conosciuti. Ciao SuperSic, ci manchi tanto.

Ora si torna a correre, ma con un pensiero in più.

Questo è il Pagellone di Hammer Time.

Mercedes, voto 7: Pratica evasa, questione chiusa. Giorgino domenica sera aveva il volto smunto di una partita IVA che sente parlare di tredicesima e quattordicesima, e intanto si chiede se quest’anno riuscirà almeno a racimolare l’undicesima. Ad Antonelli, invece, va tutto bene: fortunato, lucido, sempre nel posto giusto al momento giusto, con un Mondiale che ormai sembra più una formalità che un obiettivo.

Ferrari, voto 7: Abbigliamento di Benedetto Vigna: completo color beige da geometra al catasto, camicia azzurrina a maniche corte, mocassino rigorosamente senza calzino e occhiale da sole da dirigente in vacanza a Sharm. Insomma, l’outfit di uno che si aspettava 35 gradi e un buffet a bordo piscina. Quando ha notato Wolff impacchettato in un Barbour e Stella avvolto in un trench da spia britannica, non ha nascosto un attimo di smarrimento, durato appena 20 giri.

A disinnescare la catastrofe delle soft con condizioni meteo da Coppa Cobram ci pensano il Sir e il Principino: autorevoli, feroci, svegli. Insufficienza al muretto, applausi alla truppa. Se la Rossa porta a casa la pelle e un gruzzolo di punti pesanti, il merito è tutto delle due guide d’élite.

Ph. Peter Kiss / WHYOUT Media

McLaren, voto 6: Quanta fretta, ma dove corri, cantava Bennato. Norris ha evitato un patatrac che gli sarebbe costato 16 kg di assegni tragicamente postdatati, ma si è giocato una chance di punti che, tanto per la sua classifica quanto per McLaren, sarebbe risultata parecchio pesante. Errore strano, difficilmente comprensibile persino nella confusione da fiera di paese in cui era ormai precipitato questo Gran Premio. Colapinto approved.

Red Bull, voto 10: Si sa, mettere un elettrodomestico sotto la pioggia non è mai una buona idea. Eppure Super Max non resiste alla dittatura dell’elettrico e tira fuori un ritmo tutto lindo e pinto, mettendo in bacheca la prima vittoria di Red Bull da motorista. Il podio completo sfuma solo per uno sbrodolamento nelle curve finali, quando Hadjar si lascia scappare una terza piazza ormai apparecchiata. Poco male: questa stagione, per lui, funzionava ancora da ballo delle debuttanti, e la conferma per i prossimi anni gli consegna finalmente un posto stabile alla corte dei grandi. Da secondo, certo, ma con un po’ di lavoro in più da parte dei progettisti può diventare un comodo alleato per il prossimo titolo Costruttori.

Ph. Peter Kiss / WHYOUT Media

Haas, voto 3: Biglietto in prima classe e trolley in mano, Oliver Bearman è atterrato in Bahrain per accorgersi di un’insolita tranquillità. Nessun collega, nessuna monoposto, neanche l’ombra di un box. Adesso è ancora lì, sperduto nel deserto. Impietositi, l’hanno preso su alcuni carovanieri e vaga per le dune a dorso di cammello, accompagnato da certi berberi poco raccomandabili. Speriamo almeno di ritrovarlo per Singapore.

Alpine, voto 4: Dopo il terapeutico Bria-tour di schiaffoni rimediato a Baku, al muretto tremavano al solo pensiero di vedere i propri alfieri affiancati sotto il diluvio equatoriale. E invece, urca urca tirulero, oggi splende il sol: niente pioggia, niente scintille fratricide, solo il solito, mesto destino di un fondo gruppo.

I primi giri con le soft hanno le gambe corte, un po’ come tutti là dietro, e infatti in Curva 12 Gasly si ritrova a contendersi la posizione col veliero del capitano Findus, in quella che assomiglia più a una regata sottotono. Da lì in poi, con la pista ormai asciutta, la musica non cambia: nessuna chance di risalita, gara chiusa fuori dai punti.

Ph. Peter Kiss / WHYOUT Media

Audi, voto 3: Gara desolante quanto la banda del Bahrain, che in vita sua aveva visto la pioggia soltanto in televisione e si ritrova a strombazzare l’inno sotto i monsoni malesi. Gabi, dal canto suo, è finito in tutte le risse che il centro gruppo potesse offrire. Risultato? Una specie di Bud Spencer al contrario: le prende da tutti e non ne vince una. E ormai è dal Belgio che non tira fuori qualcosa di veramente buono. A Sepang, l’ennesima scazzottata senza lieto fine.

Racing Bulls, voto 7: In partenza guadagna e aggredisce, si affianca a Verstappen e lo accompagna cortesemente verso il prato – roba che, in confronto, rapinare una gioielleria piemontese è una passeggiata di salute. Se c’è uno a cui sta riuscendo benissimo fare il ganassa quest’anno, è proprio Lawson.

Pensateci: ha un compagno di squadra bello tosto, una vettura senza troppe pretese, eppure non c’è verso di vederlo davvero in difficoltà: trova sempre il modo di stare lì, a infastidire chi ha più macchina di lui. Fossi in Audi, ci penserei seriamente. Fossi in Aston, l’avrei già messo sotto contratto da un pezzo.

Williams, voto 5: C’era Vanzini che spronava in telecronaca, in pista una confusione da matti, gomme montate impropriamente e vetture che si beccavano 6 secondi al giro: praticamente la gara si era trasformata in una puntata di Ciao Darwin. E pensare che in Williams avevano pure azzeccato le mescole, occupando con una certa autorevolezza la zona punti. Poi? Poi Albon decide che il suo contributo alla causa sarà tirare fuori l’ennesima Safety Car e Sainz si ritrova vis-à-vis con il già citato Bortoleto, trasformando una strategia vincente nel caos di un parcheggio del centro commerciale di sabato pomeriggio. Pasticcioni.

Ph. Peter Kiss / WHYOUT Media

Aston Martin, voto 8: Siamo tutti qui, a versare grandi lacrime da favola illustrata. Oh, 45 anni. A quell’età c’è gente che fa fatica ad alzarsi dal divano quando è troppo basso, altro che Formula 1. E invece guarda che grinta, guarda che prontezza: il vecchio Fernando rinnova il contratto e non sfigura affatto coi giovinetti, portando a casa 4 bei punticini in classifica.

Per chi si accontenta, c’è da godere parecchio – e francamente, a questo punto della carriera, godersi Alonso che ancora morde è uno spettacolo che non stanca mai.

Cadillac, voto 4: Il vecchio Bottas, questo week-end, si è lanciato in una filippica sulle tasse italiane che definire appassionata è poco. Visto il livello d’indignazione, normalmente riservato alle sole campagne elettorali, per un attimo ho pensato volesse candidarsi con Vannacci.

In ogni caso, la pista ha preteso il suo saldo: si è qualificato in P15 + IVA e ha alzato bandiera bianca al giro 5 + IVA, vittima probabilmente di un fermo amministrativo. Una trasferta chiusa in contabilità separata, con ritenuta d’acconto pure sui punti mondiali. Piove, governo ladro!

FIA, voto 0: Un’ora e mezza di ritardo, software che annegano alla prima goccia, regolamenti che fanno acqua e l’ennesima dimostrazione di quanto sia sottile il confine tra dirigere uno spettacolo e impedirgli di andare in scena. L’idea di assistere a uno scempio del genere fino al 2030 è una vergogna. In questo gioco chiamato competizione, loro sono i profeti dell’inutile.

FBXWAIN