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Il Pagellone

Il Pagellone del Gran Premio degli Stati Uniti

By Pasquale Panarelli26 ottobre 2026
Il Pagellone del Gran Premio degli Stati Uniti

Austin. La capitale mondiale della musica dal vivo, dove ogni locale ha un palco e ogni palco ha un cowboy con la chitarra e un’opinione sul mondo. Il motto della città è "Keep Austin Weird", mantenete Austin strana, e con una Formula 1 in arrivo non serve nemmeno sforzarsi. Qui il barbecue si misura a chili, le strade a ore e lo spettacolo a megawatt: a certe americanate noi europei non ci abitueremo mai. Eppure, quando si abbassa la visiera, il linguaggio torna universale: salite, curve e un’altra domenica di Automobilismo.

Questo è il Pagellone di Hammer Time.

Mercedes, voto 9: Antonelli ha ormai un vantaggio mondiale che lascia spazio ad ampie manovre. Ad Austin ha guidato la corsa nella solitudine dei numeri primi, mentre alle sue spalle si consumava una scaramuccia per il podio che, in confronto, sembrava la guerra dei poveri. Il pregio più grande – oltre alla vittoria, ça va sans dire – è stato però un altro: aver relegato Russell al ruolo di figlio del tempo perso, quello che arriva sempre un po’ dopo, quando i giochi sono fatti e l’unica cosa che gli resta da dire è "ci avevo pensato anch’io". Chi l’avrebbe mai detto?

Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

Ferrari, voto 9: In arrivo da Maranello il nuovo motore disegnato. Un modo come un altro per far capire ai tifosi che maggiore potenza arriverà, ma solo sulla carta.

Per fortuna, nel frattempo, ci pensa Leclerc a mettere in mostra l’argenteria: ritmo strepitoso e un sorpasso da Premio Nobel per la Fisica, di quelli che riconciliano con il Motorsport e fanno dimenticare, almeno per qualche giro, le promesse degli ingegneri. E come se non bastasse, il pubblico texano ha potuto godersi finalmente una bella sfida con Verstappen, dalla quale è nata una calma lite tipica di un ménage rassegnato: due che si conoscono fin troppo bene, sanno cosa aspettarsi l’uno dall’altro e non hanno più bisogno di alzare la voce per farsi capire. La seconda posizione fa bene alla classifica e al morale.

McLaren, voto 5: Al box c’erano tutti: investitori incravattati, attori in tight, influencer in tuta, sindaci con fascia, porporati, generali. Mancava solo il notaio per mettere a verbale la delusione, perché lo spettacolo, per una platea così, è stato assai desolante: la gente era venuta per il botto e si è portata a casa un mortaretto. Persino Musk ha presentato l’auto volante, mentre a Woking le macchine sono rimaste incollate all’asfalto e senza nemmeno troppa convinzione.

Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

Red Bull, voto 7: Si aspettavano tutti l’oplà in partenza. Si era affacciata pure la portinaia del palazzone di Curva 1, pronta a godersi lo spettacolo, ma niente: un nulla di fatto, e la signora è rientrata a girare le polpette. Sulla strategia gomme confesso qualche perplessità, ma per fortuna il palinsesto è stato salvato da Hadjar, che ha speso più tempo a cristonare che a lottare. Bella tempra, il francesino: in qualifica ha dimostrato di avere il piede giusto e in radio ha sfoggiato un carattere da 50 metri quadrati commerciali, con vista sul podio e portinaia già affezionata. Ci auguriamo che al prossimo appuntamento si presenti con il contratto d’affitto firmato.

Haas, voto 4: Nonostante la nippo-livrea a tema Godzilla, ad Austin la Haas è finita per essere il piatto forte della casa: ordinata da tutti, divorata in un attimo. L’ambientazione era perfetta per la mattanza: bandieroni, cappelloni e penalità da gran giramento di… -oni.

Il lucertolone giapponese, capitato per sbaglio in una steakhouse texana, è stato presto impanato, fritto e servito con contorno di patatine. A fine pasto, il cameriere si è presentato col conto: salatissimo, mancia esclusa.

Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

Alpine, voto 6: In Alpine fanno parlare di sé giusto per gli ospiti maldestri. Per il resto, un week-end di mediocrità senza infamia e senza lode: una macchina né carne né pesce, non abbastanza veloce per sognare e non abbastanza lenta da fare tenerezza. Ed è qui che il cuore si stringe, perché Gasly è un talento da piani alti e invece lo ritroviamo lì in fondo a tossicchiare. Peccato.

Audi, voto 5: Audi ha finalmente capito come procurarsi in fretta un mezzo capace di vincere già dal prossimo anno: comprare una Ducati. Avere Bulega al box ha contribuito a schiarire le idee, anche se per il passaggio dalle 4 alle 2 ruote bisognerà convincere i tedeschi che a Ingolstadt un manubrio può benissimo sostituire il volante. Per il resto, la gara si è trasformata nel solito Gioca Jouer: insegui, modalità sorpasso, aria sporca, riprova. Con qualcuno davanti perennemente, la pista libera resta un lusso riservato al venerdì.

Racing Bulls, voto 5: Dopo la chiusura dinamitarda su Sainz in partenza, spinto contro il muro come un cartellone pubblicitario, Lindblad è stato arrestato per direttissima. In attesa dell’interrogatorio lo hanno messo in uno stanzone pieno di contestatori capelloni e barbuti, che parlavano con sguardi ispirati della "tattica della guerriglia nella giungla boliviana". Arvid ascoltava e prendeva appunti, convinto di essere capitato a un corso di aggiornamento. Ha scelto la lotta armata e a fine gara si è ritrovato fuori dai punti, mentre il compagno di scuderia, che aveva preferito la via parlamentare, i punti li ha portati eccome. Hasta la victoria siempre, Arvid.

Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

Williams, voto 3: Esistesse un meteo delle gare brutte, su Sainz oggi ci sarebbe una bufera. Non fraintendetemi, il ragazzo ha la velocità nel sangue, solo che ultimamente è diventato un assiduo donatore AVIS e a ogni prelievo ne lascia un po’. Le bandiere blu le ha scambiate per quelle delle spiagge più pulite: le guarda con ammirazione e resta dov’è, in attesa di fare il bagno. Finisce dietro al compagno di squadra e non porta a termine un sorpasso senza far sudare mezzo box, con gli ingegneri che respirano insieme a lui come ai corsi preparto. Carlitos, dai su.

Aston Martin, voto 5: Davvero un buon lavoro quello di Alonso, che in gara suda e strattona ma infine sprofonda in un fuori-punti d’ordinanza con la mollezza di un pitone al sole. Bravo soprattutto in partenza, dove ha evitato una mina clamorosa con le Haas con uno scatto da allenamento in vista dei Gran Premi finali nei paesi arabi, quando i piloti impareranno a giocare a padel con le bombe. Diamo sempre priorità al grano, vero?

Cadillac, voto 5: Colton Herta sarebbe prontissimo a prendere il posto di Bottas. Il Finno-Saunista, però, ha un contratto anche per il prossimo anno. Pare quindi che la proprietà abbia trovato per Valtteri un ruolo cucito sulla sua proverbiale impassibilità: manichino da crash test. Roba da fare il botto!

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