Hamilton: "I vertici FIA? Troppi chef in cucina, non mi aspetto nulla"

L’attuale periodo di assenza della classe regina, conseguente all’annullamento del Gran Premio del Bahrain e di quello di Jeddah a causa del conflitto in Medio Oriente, si sta rivelando un frangente decisivo nel delineare il futuro, almeno nell’immediato, della Formula 1, che mai come ora appare sospesa in un equilibrio tanto fragile quanto precario.
Le ragioni di tale incertezza sono da rintracciarsi nel nuovo impianto regolamentare, il quale, sin dalle sue prime formulazioni, ha suscitato diffuse perplessità, trovando poi puntuale e tangibile conferma nelle dinamiche emerse in pista nel corso delle prime gare stagionali.
Il mese di aprile assurge pertanto a momento nevralgico per una più compiuta comprensione del nuovo ciclo regolamentare e per una riflessione lucida e ponderata sulle aree di intervento, nella prospettiva di restituire alla massima espressione del Motorsport quella coerenza e quella grandezza che ne hanno storicamente definito l’identità.
In tale contesto, tuttavia, si leva il pensiero di chi ritiene che gli incontri tra i vertici della Formula 1 e le scuderie, in programma a partire da oggi, siano destinati a rivelarsi poco più che sterili esercizi di confronto, incapaci di produrre modifiche sostanziali.
A dar voce a queste riserve è stato nientemeno che Lewis Hamilton, il quale, in occasione del Gran Premio del Giappone, ha espresso ai microfoni di diversi media – tra cui RacingNews365 – un marcato scetticismo circa la possibilità di risolvere le molteplici criticità che caratterizzano l’attuale scenario della Formula 1:
"Non mi aspetto molto, spero si possano apportare dei cambiamenti importanti, ma ci saranno troppi chef in quella cucina. E di solito quando è così il risultato non è mai dei migliori…".