Hamilton durissimo sul simulatore Ferrari: Lewis pronto a smettere di utilizzarlo

Il Gran Premio di Miami, da poco consegnato agli archivi, si configurava come un passaggio di cruciale rilevanza, in modo particolare per la Scuderia Ferrari, che sull’appuntamento statunitense aveva riposto aspettative di assoluto rilievo, sino a distinguersi come la squadra capace di introdurre il più ampio pacchetto di aggiornamenti sull’intero schieramento.
I progressi, sebbene di natura relativa, non sono mancati; tuttavia, il responso della pista si è rivelato sensibilmente distante dalle più ottimistiche proiezioni maturate entro i cancelli di Maranello. Il divario prestazionale dal vertice sembra trovare la propria matrice principalmente nel comparto propulsivo, una criticità emersa con particolare evidenza nei lunghi rettilinei, frangenti in cui la Rossa ha palesato difficoltà marcate.
Eppure, la velocità di punta non ha costituito l’unico limite emerso nel corso del fine settimana americano. A darne testimonianza è stato Lewis Hamilton che, al netto di un contatto che ne ha irrimediabilmente compromesso la gara sin dalle battute iniziali, non è mai riuscito a instaurare un feeling convincente con la SF-26 lungo l’intero arco del week-end.
Proprio il sette volte Campione del Mondo ha inoltre sollevato un allarme di non trascurabile portata nelle interviste rilasciate tra il sabato e la domenica, evidenziando come una delle principali criticità risieda nella mancata correlazione tra i dati del simulatore e il comportamento effettivo della vettura in pista: secondo il britannico, infatti, le indicazioni virtuali non trovano riscontro concreto una volta trasposte nella realtà del tracciato.
Di seguito vi riportiamo le sue parole a riguardo:
"Penso che il simulatore mi stia portando nella direzione sbagliata, quindi credo che per ora lo eliminerò. Adotterò un approccio diverso nella prossima gara perché il modo in cui ci stiamo preparando al momento non ci sta aiutando. In definitiva è sempre una questione di correlazione. Ci alleniamo al simulatore e poi arriviamo in pista ed è sempre diverso. Quello che intendo dire è che passo del tempo sul simulatore, anche se non mi piace. Mi sono seduto al simulatore ogni settimana in vista di questa gara e ho lavorato costantemente sulla correlazione. Sono andato, mi sono preparato per la pista, ho messo a punto la macchina in un certo modo, poi sono arrivato in pista e quell’assetto non funzionava".