Binotto: "In Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta"

Una delle più rilevanti novità della stagione attualmente in corso è senza dubbio rappresentata dalla presenza in pista di Audi, che ha acquisito e rilevato le strutture della Sauber, ribattezzandole con il proprio nome e facendo così il proprio ingresso nella classe regina in qualità di motorista ufficiale.
A capo del progetto tecnico vi è un uomo che, nel corso della sua carriera, ha trascorso ben ventotto anni all’interno della scuderia più prestigiosa dell’intera griglia: la Ferrari, dalla quale, con ogni probabilità, non è ancora del tutto semplice affrancarsi.
Ci riferiamo naturalmente all’ex team principal della Rossa, Mattia Binotto, protagonista in questi giorni di un’intervista che ha suscitato non poche discussioni.
In una recente conversazione concessa al quotidiano francese L’Equipe, l’ingegnere reggiano non ha infatti esitato, ancora una volta, a rivolgere alcune stoccate alla compagine italiana.
Senza ricorrere ad alcun giro di parole, Binotto ha replicato in questi termini quando gli è stato domandato se l’obiettivo fosse trasformare Audi in una superpotenza paragonabile alla Ferrari:
"Perché dovrei farlo? Non vincono più nulla dal 2008. Io voglio che l’Audi vinca. Prima di lasciare la Scuderia ho visto delle cose. Questo mi ha permesso di fare dei confronti, ma non si possono cambiare le cose in un giorno. Sono molto contento di vedere come lavora il team, ma per quanto riguarda il motore, sono consapevole che non potremo essere i migliori nel 2026".
Nel prosieguo della conversazione con il quotidiano francese, Binotto ha inoltre posto a confronto i differenti metodi di lavoro che sta osservando nella sua nuova esperienza, accostandoli a quelli della Scuderia:
"Il mio ruolo qui non è più difficile, è però diverso e cambia soprattutto la cultura, che non è latina. Alla Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta. Non c’era bisogno di un piano per raggiungere l’obiettivo, mentre in Audi, con una cultura più tedesca, più svizzera, prima di tutto ci sono i piani. Senza un piano, non si agisce".