Binotto: "Ferrari? Spiace essersi divisi, potevo dare ancora qualcosa"

Nella classe regina del Motorsport, ogni componente di una squadra è quotidianamente chiamato a confrontarsi con una pressione senza eguali, affinché una monoposto, nel momento in cui scende in pista, sia in grado di esprimere il massimo del proprio potenziale.
È risaputo, tuttavia, che alcune figure siano inevitabilmente più esposte di altre al giudizio e alle conseguenti valutazioni interne.
Tra queste, è indubbio che il ruolo del team principal rappresenti quello maggiormente soggetto a scrutinio, in virtù delle responsabilità che comporta e dell’impatto diretto sui risultati della squadra.
Ne è pienamente consapevole Mattia Binotto, attuale team principal di Audi, che nel corso della sua precedente esperienza tra i cancelli di Maranello ha dovuto misurarsi, in più di un’occasione, con una pressione mediatica e ambientale che, nel panorama della Formula 1, difficilmente conosce paragoni.
L’ingegnere italiano, nominato nel 2019 in sostituzione di Maurizio Arrivabene, ha ricoperto il più prestigioso incarico all’interno della Scuderia per quattro stagioni. Un ciclo che, complice un bilancio caratterizzato da più delusioni che soddisfazioni, si è concluso con il passaggio di consegne all’attuale team principal della Rossa, Frederic Vasseur.
In particolare, la stagione 2022 finì per incarnare una delle più grandi occasioni mancate degli ultimi anni. Dopo un avvio estremamente promettente, impreziosito da due successi nelle prime tre gare, la Ferrari vide progressivamente affievolirsi le proprie ambizioni iridate, cedendo il passo a una Red Bull capace di introdurre sviluppi tecnici determinanti e pagando, al contempo, una serie di lacune gestionali emerse con crescente evidenza nel corso del campionato.
Ed è proprio sulla sua esperienza al vertice della Scuderia di Maranello che è tornato a soffermarsi l’ingegnere di Losanna. In una recente intervista rilasciata a La Stampa, Binotto ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi del suo percorso in Ferrari, soffermandosi anche sul rammarico che ancora accompagna la conclusione della sua avventura:
"La mia delusione più grande? Essersi divisi a un certo punto, penso che ci fosse ancora qualcosa da poter dare. Sono stati tanti i momenti belli: i primi giorni in azienda, la prima vittoria di Alesi in Canada nel 1995, l’epoca di Schumacher. Ma preferisco guardare avanti".