Austin, a Leclerc il titolo di Hammer of the Day

È sempre strano come la parola "fine" riesca a sposarsi con la parola "ancora". Per l’ennesima volta, la lotta mondiale è finita, matematicamente, per Charles Leclerc. Eppure è di nuovo lui l’Hammer of the Day, e lo è con pieno merito: Austin ha il suo sceriffo, come amano chiamarlo le televisioni, e stavolta non è colui che ha salito il gradino più alto del podio.
Kimi Antonelli è a un passo dal titolo tanto atteso, tanto inseguito. Ma Leclerc ha acceso emozioni di un’altra natura, tutte condensate in una sola parola: nostalgia. Quella di chi tifa rosso fin da quando, con gli occhi spalancati di un bambino, guardava le monoposto sfilare su un circuito, ancora legato agli eroi e agli idoli di un tempo. Quei numeri, Leclerc, non li ha. Ovviamente. Ma il popolo ha capito da tempo che la colpa non è sua. Charles ha sempre dimostrato per il Cavallino Rampante un attaccamento di un’altra qualità, qualcosa che gli ha permesso di essere amato, compreso, idolatrato, nonostante le poche vittorie, nonostante una Scuderia che, forse, gli ha restituito molto meno di quanto abbia ricevuto da lui.

Ad Austin, ancora una volta, ha mostrato cosa significhi essere un racer nel senso più puro del termine. Il sorpasso su Verstappen alle S del COTA. Poi quello, a pochi giri dalla fine, per strappare un secondo posto meritatissimo. Gesti che appartengono a un’altra epoca, quella in cui la Formula 1 si misurava in coraggio prima che in energia.
Forse tutto questo vale più di una firma sul titolo mondiale.
Non sempre serve vincere per essere vincitori.
Checché ne dica Enzo.