Ala anteriore SF-26, Hamilton critico. Ma a Maranello stanno lavorando nella giusta direzione

A Miami, Lewis Hamilton aveva puntato il dito su un componente preciso: l’ala anteriore della SF-26.
Davanti ai microfoni di numerosi media, tra cui RacingNews365 e PlanetF1, il sette volte Campione del Mondo non aveva utilizzato giri di parole:
"Basta guardare l’ala anteriore degli altri e confrontarla con la nostra: si vede la differenza".
Non è una critica generica, questa, ma piuttosto una diagnosi che Maranello farebbe bene ad ascoltare fino in fondo.
Il nodo, però, va ben oltre la forma dell’ala. Ferrari ha costruito un avantreno stabile, capace di ispirare fiducia al pilota in ingresso di curva.
Ma quella stessa stabilità rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio: se l’ala non gestisce con altrettanta efficacia la scia sporca generata dalla ruota anteriore, il vantaggio in ingresso si paga lungo il resto del giro sulle fiancate, all’imbocco del fondo, in accelerazione.
I top team come Red Bull, McLaren e Mercedes non si limitano a generare carico davanti: edificano un’intera filosofia aerodinamica attorno a quel componente, integrandolo con pance, fondo e retrotreno in modo organico.
La SF-26, invece, dà ancora l’impressione di trattare l’avantreno come un’entità separata dal corpo vettura.
In Florida il team ha lavorato nella direzione giusta, concentrandosi su zona esterna dell’ala, footplate e paratia laterale per deviare i flussi fuori dalla ruota.
Un segnale incoraggiante, certo, ma la distanza dai rivali non appare più una questione di dettaglio: è una questione di visione.
Nel 2026, con le monoposto chiamate ad alternare configurazioni ad alto carico e assetti scarichi nell’arco dello stesso giro, quella finestra di funzionamento si allarga ulteriormente.
Ed è esattamente lì, in quella complessità inedita, che la Rossa ha ancora molto da recuperare.